Differenza tra pietra ollare e pietra lavica

La ormai tanto di moda pietra lavica è formata da lava, sostanza che viene eruttata dai vulcani e che raffreddandosi e solidificandosi dà origine a questa pietra di tipo effusivo.Inizialmente la pietra vulcanica era estratta manualmente dai pirriaturi, figura oggi assai rara e poco diffusa perché sostituita dall’utilizzo di macchine per l’estrazione quali ruspe e pale.

In Italia, l’estrazione di pietra lavica, che si concentra in due luoghi quali l’Etna e il Vesuvio, è un’attività che rappresenta un punto di forza per le regioni coinvolte.

 La pietra lavica viene utilizzata in svariati modi: arredamenti interni ed esterni, cucine, arredo urbano, edilizia e architettura.

Negli ultimi anni però si è fatta spazio una tendenza che si è affermata come una vera e propria moda, ossia l’utilizzo della pietra lavica come sistema di cottura uniforme.

É bene qui fare una digressione per introdurre una precisazione di non secondaria importanza.

Spesso, si sente parlare di pietra lavica, associata o utilizzata come sinonimo di pietra ollare; in realtà sono due cose ben distinte anche se utilizzate pressoché nello stesso modo.

Marmo e Granito

La pietra lavica innanzitutto risulta essere più porosa rispetto alla pietra ollare e viene smerciata in partite di grosse dimensioni spesso grezze.

Sostanzialmente la pietra lavica viene utilizzata come propagatrice di calore, impiegata per i barbecue e inserita tra la fonte di calore, per esempio il gas, e la piastra sulla quale andranno a cuocere i cibi; infatti, una volta riscaldata la pietra lavica, i cibi possono essere adagiati su una superficie metallica posta al di sopra della pietra.

Proprietà peculiare di questa pietra è di accumulare e conservare calore abbastanza a lungo nel tempo, tant’è vero che è possibile mantenere la temperatura costante per 25-35 minuti anche a fuoco spento (naturalmente il tempo varia a seconda dello spessore della pietra).

 pietra ollare vassoio e pinze La pietra ollare (steatite) è conosciuta anche come pietra saponaria. Il suo nome deriva dal termine latino olla che significa pentola.

É caratterizzata da un colore verde scuro e proviene dalla Val Chiavenna e dalla Val Engadina (Svizzera).

 É una roccia che, a differenza della pietra lavica, non viene lasciata allo stato grezzo ma subisce un trattamento di levigazione. Anche in questo caso la pietra, prima di essere adoperata, deve essere preventivamente scaldata con la differenza che i cibi possono essere cotti direttamente su di essa.

 Già nell’antichità questa pietra era utilizzata per la realizzazione di recipienti per la cottura degli alimenti.

Oggi, vista la sua grande resistenza alle fonti di calore, è utilizzata principalmente, oltre che per forni e stufe, anche per realizzare utensili da cucina come pentole e piastre.

 Fatta questa sostanziale differenziazione possiamo dire che entrambe, per essere considerate di qualità, devono essere spesse almeno 2 cm.

 Il principale vantaggio nell’utilizzo di queste pietre come strumento da cucina è la cottura dietetica, non essendo necessaria l’aggiunta di condimenti particolari o di grassi animali o vegetali. I cibi risultano essere più sani, perché il grasso che cola durante la cottura non finisce sulle braci, creando fumi che potrebbero recare danno alla salute.

 pentola_pietra_ollareEntrambe sono adatte per cotture lunghe proprio per la loro capacità di mantenere il calore. Sono naturalmente antiaderenti e non cedono odori e sapori.

 Ciò che può essere svantaggioso è la delicatezza e la pesantezza della pietra, inoltre, nel caso della pietra ollare, il tempo di riscaldamento e raffreddamento sono abbastanza lunghi, senza contare il costo della pietra che è superiore rispetto a una pentola comune, sebbene di qualità.

COME SI UTILIZZANO

Quando la pietra è utilizzata per la prima volta è necessario compiere una serie di operazioni che non devono essere effettuate per gli usi successivi.

Bisogna lavare la pietra con acqua salata e asciugarla accuratamente. Durante il lavaggio è vietato l’utilizzo di qualsiasi tipo di detersivo che potrebbe impregnare la pietra e renderla quindi inutilizzabile.

Una volta pulita si deve cospargerla con olio d’oliva, o altro olio vegetale, e lasciarla oleata per almeno 24 ore. Trascorso questo tempo si elimina l’olio in eccesso con l’ausilio di carta assorbente; la piastra è pronta all’uso.

 La pietra va sempre fatta scaldare in modo graduale, a fiamma moderata, in modo che la temperatura della superficie si uniformi.

Quando la cottura è terminata bisogna lasciar raffreddare la pietra senza versarvi sopra dell’acqua, perché sicuramente si creperebbe o addirittura si romperebbe diventando inutile.

 Raffreddata a dovere si può pulire utilizzando uno straccio imbevuto di aceto e una spazzola di ferro per rimuovere i residui di cibo.

Raffreddata a dovere si può pulire utilizzando uno straccio imbevuto di aceto e una spazzola di ferro per rimuovere i residui di cibo.

 Qualsiasi tipo di cibo può essere cucinato su entrambe le pietre; vengono consigliati in particolar modo la carne e il pesce, meno le verdure in quanto, assorbendo gli odori, la pietra potrebbe andare ad alterare il sapore dei cibi più delicati. In ogni caso è possibile utilizzare entrambi i lati della pietra a secondo della pietanza da cucinare.

 Consiglio pratico: quando si sfrutta la pietra per cibi diversi, si consiglia di pulire la piastra, ancora calda, con mezzo limone.